La circolare Agid 63/2013 prevede che, a parità di qualità e operatività, la pubblica amministrazione, possa fare uso di software libero, con conseguente e reale risparmio per le tasche dei “soliti” cittadini.

Con il “solito” decreto, il governo, ha pensato bene di rimuovere parte delle disposizioni che, di fatto, davano la possibilità, agli amministratori un po più attenti alle spese e non solo, di valutare l’utilizzo del “famigerato” software libero per i sistemi digitali impiegati nella PA, con uno strumento che comparava seriamente i prodotti e dare una valutazione molto vicina alla realtà.

Ma analizziamo nel dettaglio le questioni più evidenti:

1. Qualità del software
Partendo dai comuni software per ufficio, ad esempio Microsoft Office, mi viene da pensare che, considerato che se ne utilizza, in media, solo il 10% delle reali potenzialità, forse Libre Office, piuttosto che Open Office, potrebbero rimpiazzare egregiamente la famosa suite da ufficio di Microsoft. Tutto ciò se ipotizziamo che la qualità di Microsoft Office sia più elevata rispetto a quella delle suite libere

Vorrei precisare che, questo articolo, non vuole essere assolutamente un attacco al colosso di Redmond, ma è solo per portare un esempio.

2. Operatività del software
Per quanto riguarda il risparmio, non possiamo negare che, i costi sostenuti per l’acquisto e il rinnovo delle licenze software, gravino non poco sui bilanci delle varie amministrazioni, partendo dai Server fino alle postazioni Desktop, ormai numerose in tutti gli uffici. Mi chiedo: “perché non utilizzare Linux?”

Ormai, il sistema operativo del Pinguino, ha raggiunto uno standard di affidabilità e di prestazioni, inarrivabile, nel rapporto qualità/prestazioni/sicurezza/prezzo, per tutti gli altri sistemi operativi, dando, oltretutto, la possibilità di recuperare hardware obsoleto, con conseguente ulteriore risparmio per le tasche dei contribuenti e, probabilmente, creando più lavoro/persona per la comunità.

Altro discorso per il lato Server: qui il risparmio e notevolmente superiore (da non credere…) e la qualità del software e riconosciuta ormai da tutti gli operatori del settore.

Nei sistemi Server il Pinguino la fa da padrone, con prodotti di prestazioni al top, a costi incredibilmente bassi.

3. Aspetto etico e ideologico
Di fatto, con l’utilizzo del software libero, si esclude, almeno parzialmente, la (ormai purtroppo diffusa) pratica della bustarella. Non voglio aggiungere altro.

Qui sotto trovate tre links di alcune PA, in rigoroso ordine alfabetico, che hanno deciso di sposare la causa del risparmio utilizzando il software libero:

Comune di Assisi, Comune di Genova, Comune di Roma

Personalmente farei un decreto che “consigli caldamente” le PA ad utilizzare il software libero e che possa essere sostituito da software commerciale nel caso in cui non esista una reale alternativa free software.

Nella scuola, oltre al risparmio, si instaurerebbe negli studenti, la corrente di pensiero filosofico, che spinge la comunità free software, al lavoro cooperativo di sviluppo, che ha portato la qualità del software libero a livelli altissimi.

In conclusione, vorrei dire che, come al solito, è la volontà a fare la differenza e a spingere le persone all’azione.

N.B.: Microsoft Office e Microsoft sono marchi registrati di proprietà di Microsoft Corp. OpenOffice è un marchio registrato di proprietà di Oracle Corp.

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